Ma buona sera carissimi amici appassionati di fumetti giapponeggianti e benvenuti anche oggi su Parola Manga.
Anche questa sera proseguiremo con l’avventura fantasticherrima di Rufy ed i suoi compagni di viaggio alla ricerca del unico e solo One Piece! Siamo infatti giunti al ventesimo volume, un traguardo quasi impensabile per il mio piccolo ed umile blog.
Chi mi segue con una certa abitudine sa che sono soltanto io a scrivere queste discutibili recensioni, ed a causa del mio lavoro e della vita in generale non sempre posso garantire una presenza costante. Sono quindi terribilmente entusiasta che in relativamente poco tempo sia riuscito “già” ad arrivare fin qua, poiché non è purtroppo per nulla scontato. Sono determinato a voler portarmi in pari con la maxi opera di Oda prima che il maestro disegni l’ultima vignetta, e per riuscirci bisogna pedalare, perché i numeri sono tanti ed il tempo sempre poco. Non voglio avere fretta e rovinarmi l’esperienza di lettura, ma non voglio neanche perdermi via e dilungare l’esperienza oltre il dovuto.
Giuro che ho finito di blaterare di cose a cui non importano a nessuno e sono pronto per tuffarmi in questo ventesimo volume di One Piece ed affrontare qualcosa di un po’ più interessante e serio. Se siete arrivati fin qui senza chiudere la pagina o buttarvi la finestra, perché non arrivare fino in fondo? Potrebbe essere divertente, forse. Proviamo?
Aggancio al volume precedente: One Piece 19
Mentre Karl illuminerà il regnate di Alabasta sui diabolici piani di Crocodile, Rufy giungerà assieme alla sua ciurma e la principessa Bibi a Rainbase, dove l’uomo a capo della Baroque Works li attenderà con una bella trappola. Sir Crocodile darà quindi il via all’operazione Utopia, mettendo in moto una imminente guerra civile. I nostri protagonisti riusciranno a liberarsi dalla gabbia, dirigendosi verso la capitale per tentare di evitare l’inevitabile, ma dovranno fare a meno di Rufy, che rimarrà a Rainbase per affrontare Crocodile.






